giovedì 3 febbraio 2011

Jeff Buckley -Strange Fruit

Gli alberi del Sud danno uno strano frutto
Sangue sulle foglie e sangue alle radici
Neri corpi impiccati oscillano alla brezza del Sud
Uno strano frutto pende dai pioppi.

Una scena bucolica del valoroso Sud
Gli occhi strabuzzati e le bocche storte
Profumo di magnolie, dolce e fresco,
Poi improvviso l'odore di carne bruciata.

Ecco il frutto che i corvi strapperanno
Che la pioggia raccoglierà, che il vento porterà via
Che il sole farà marcire, che gli alberi lasceranno cadere
Ecco uno strano ed amaro raccolto

Qui vi riposto la storia di questa canzone scritta dal produttore di questi video:

Vi racconto una storia, la storia di una canzone che ho riscoperto in questi giorni e precisamente "Strange Fruit". Strana Frutta o, meglio, Uno Strano Frutto. Ogni volta che mi capita di ascoltarla ripenso ai neri d'America di fine anni '30: li immagino ballare lievemente sulle note della soave melodia che racconta orrore... il loro orrore. Pochi si erano azzardati a cantare "Strange Fruit" prima che la Holiday la trasformasse in palese denuncia. Charles Mingus, un altro gigante del jazz, disse:"Cambiò la mia idea su come una canzone possa raccontare una storia. Quella canzone è lì per dire ai bianchi cosa fanno di sbagliato riguardo la razza". Fu, dunque, una canzone controversa, tanto che nel 1939, l'anno in cui "Lady Day" la inserì nel proprio repertorio, fu dichiarata dal Time Magazine "propaganda in musica", per poi essere, sessant'anni dopo, sempre dallo stesso Time, classificata come "la canzone del ventesimo secolo". "Strange Fruit" non è una canzone qualsiasi, ma una straziante poesia dedicata alle vittime del sanguinoso razzismo nei confronti dei negri d'America. Uno Strano Frutto. Ma, tornando al 1939, "Strange Fruit" inizialmente fu un testo per "bianchi radicali" e la sua natura sotterranea, drammatica, connessa intimamente al suo vero autore, Abel Meeropol che, da membro del partito comunista americano, fu costretto a scriverla sotto falso nome, con lo pseudonimo di Lewis Allan e pubblicarla come poema sul "New York Teacher" e sul giornale filo-marxista "New Masses". Lo pseudonimo che scelse, Lewis Allan, è composto in realtà di due nomi propri di persona, Lewis e Allan, i due bambini di Abel Meeropol nati morti. Di lì a qualche anno l'insegnante ebreo di New York, Abel, adotterà due bambini, in memoria dei suoi: sono i figli di Ethel e Julis Rosenberg, accusati di spionaggio a favore dell'Unione Sovietica e condannati alla sedia elettrica nel 1953. Meeropol scrisse "Strange Fruit" dopo aver visto una fotografia dei corpi senza vita, appesi ad un albero, di Abraham Smith e Thomas Shipp, due neri delle piantagioni del Sud, vittime di un linciaggio nell'Indiana nel 1930. Quella visione lo scosse a lungo.

"Gran brutta malattia il razzismo. Più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri", disse Albert Einstein ed io aggiungo che altro non è che il frutto più strano dell'idiozia.

Dato che in You Tube esiste questa versione, ho creduto opportuno inserire una versione estesa della Columbia dei "Cafè Days" di Jeff Buckley al "Sin-é" di New York del 2003, che comprende un doppio CD più DVD. Jeff emerge in tutta la sua vitalità di artista e di uomo, altro che il ragazzo fragile e oscuro spesso descritto dalla stampa.In "Strange Fruit" Jeff improvvisa un introduzione telecasteriana che fa la corte al riff del pezzo e poi, lusinga dopo lusinga, lo conquista e lo espone... Di Jeff Buckley si sono dette e scritte tante cose, ma questo forse è il modo migliore per chi voglia tornare su uno sfortunato artista, prematuramente scomparso: affidarsi alla sua voce.

P.S. Chi fosse interessato a queste problematiche, consiglio la lettura di una storia che ci viene raccontata, con dovizia di particolari, da David Margolick nel libro "Billie Holiday eseguirà... Strange Fruit. La storia e il mito di una canzone all'origine del Movimento per i diritti civili", edizioni Arcana 2000. 

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